Quando si nota che un’azienda è in “crisi”? C’è un inizio, lento, in cui i margini si assottigliano, la cassa inizia a coprire a fatica le uscite, la banca stringe sul credito, e le scadenze fiscali e i debiti verso i fornitori iniziano ad accumularsi. Sono segnali che l’imprenditore spesso guarda uno per volta, quando invece è necessario inquadrarli insieme con una consulenza, che legge nello stesso momento i numeri, i contratti e le responsabilità di chi amministra, e capisce dove sta andando l’impresa finché resta tempo per intervenire.
Ogni strategia non può che basarsi sui dati reali dell’azienda: quanto è grande, in cosa consiste il debito, quali sono le prospettive per continuare. Rivolgersi ai servizi legali professionali qualificati è il modo per costruire un percorso su misura, tarato sui numeri.
Crisi d’impresa e insolvenza: riconoscere in quale fase si trova l’azienda
Il Codice della Crisi separa due situazioni che talvolta vengono confuse. La crisi guarda avanti: i flussi di cassa prospettici risultano inadeguati a far fronte alle obbligazioni nei successivi dodici mesi e rendono probabile l’insolvenza. L’impresa può essere ancora in grado di effettuare i pagamenti, anche se possono essere già comparsi ritardi o difficoltà.
L’insolvenza, invece, si manifesta quando l’incapacità di pagare esce allo scoperto, con inadempimenti o altri fatti che rendono chiara l’impossibilità di far fronte ai debiti in modo regolare. La crisi è una previsione, l’insolvenza è già un fatto.
Per capire a che punto è l’azienda servono strumenti interni. Il Codice richiede all’imprenditore individuale di adottare misure idonee a rilevare tempestivamente la crisi e, all’imprenditore collettivo, di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alle caratteristiche e alle dimensioni dell’impresa. Un controllo fisso sulle previsioni di cassa, sui margini e sulle scadenze non può che mostrare sin da subito eventuali segnali da attenzionare.
Prevenzione della crisi aziendale: cosa può fare l’assistenza legale
Il ruolo del legale è ampio, in quanto esamina i contratti in corso e le loro clausole, le garanzie prestate, l’esposizione verso banche e fornitori. Guarda la posizione dei soci, le responsabilità degli amministratori, i rapporti tra i creditori e chi ha diritto di precedenza. Tutto è importante ai fini di trovare i punti di forza e di debolezza di un’azienda.
L’analisi giuridica va sempre accompagnata a quella economica e finanziaria, perché lo stesso contratto ha un peso diverso a seconda dei conti dell’azienda. Dal confronto tra i due piani si capisce cosa si può fare davvero. In certi casi è sufficiente trattare con un creditore, o allungare i tempi di un finanziamento. Ma le situazioni sono molteplici; c’è anche la possibilità di dover intervenire sull’assetto della società, oppure di dover preparare un piano più strutturato, costruito sulla situazione specifica.
Composizione negoziata, ristrutturazione dei debiti e sovraindebitamento
Ci sono diverse strade da percorrere, come la composizione negoziata, un percorso volontario e prevalentemente stragiudiziale al quale l’imprenditore può accedere quando il risanamento risulta ragionevolmente perseguibile. Le trattative si svolgono con l’affiancamento di un esperto indipendente, incaricato di facilitarle. Durante il percorso l’imprenditore conserva la gestione ordinaria e straordinaria dell’impresa, nel rispetto delle condizioni previste dal Codice.
Tra gli altri strumenti c’è il piano attestato di risanamento, l’accordo di ristrutturazione dei debiti e il concordato preventivo, caratterizzati da presupposti e procedure differenti. La scelta dipende da quanto è profondo lo squilibrio, da come è composto il ceto creditorio e dalle reali possibilità di rimettere in piedi l’impresa.
Il sovraindebitamento riguarda i soggetti fuori dalla liquidazione giudiziale: il consumatore, il professionista, l’imprenditore minore, quello agricolo e altri debitori in posizione simile. Per loro il Codice prevede procedure dedicate.
Studio Legale Pazzaglia, al servizio delle imprese
Data la complessità della materia, nel momento in cui si ha bisogno di una consulenza strutturata, c’è la necessità di contattare una figura in grado di supportare ogni passo, come lo Studio Legale Pazzaglia, nato a Roma nel 1946, fondato dall’Avv. Prof. Ludovico Pazzaglia, docente di Diritto fallimentare alla Sapienza. Fin dai primi decenni il lavoro si radica nel diritto commerciale e societario e nelle procedure concorsuali, il terreno su cui lo Studio si è fatto un nome negli anni.
Oggi lo guida l’Avv. Alessandro Pazzaglia, specialista universitario in Diritto concorsuale e attivo nella formazione sulla crisi d’impresa. L’esperienza di decenni di casi aziendali ha dato vita a un metodo personalizzato: lo Studio ha costruito il proprio metodo “Esci dalla crisi”, che è stato registrato e certificato.
